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L'arte di saper aspettare (e di non rovinarsi la festa): perché l'hype per il nuovo He-Man merita fiducia, non fango


​Nel panorama dei social network, dove l'indignazione a buon mercato e il commento al vetriolo sembrano ormai la norma, la virtù più difficile da praticare è il silenzio. Di fronte alla provocazione gratuita o alla critica becera, la reazione migliore rimane spesso l'indifferenza. Eppure, ci sono momenti in cui fare un'eccezione alla regola del "contare fino a dieci" diventa quasi un dovere morale, specialmente se c’è di mezzo una passione che dura da quattro decenni.
​Il pretesto per rompere il silenzio lo offre il tanto atteso, e finalmente imminente, lungometraggio dedicato a He-Man. Per chi scrive, l'attesa dura da ben quarant'anni. Quattro decenni spesi a smaltire la delusione di quel film del 1987 che tradì quasi ogni aspettativa dell'epoca, e a veder naufragare uno dopo l'altro innumerevoli progetti cinematografici. Oggi, vedere quel sogno che si concretizza restituisce la stessa, genuina felicità che si provava da bambini. Una gioia che, purtroppo, rischia di essere inquinata dal rumore di fondo dei detrattori seriali.
​La macchina del fango preventivo si è già messa in moto, alimentata dai soliti cliché dei "puristi": le critiche sulla fisicità del protagonista, le lamentele sul background dei personaggi o la polemica sul cambio di etnia di alcune figure storiche. Ma la verità è che pretendere una copia carbone della serie degli anni '80 è non solo irrealistico, ma anche anacronistico.
​Prendiamo, ad esempio, la corporatura del nuovo He-Man. L'iconica action figure vintage proponeva un modello anatomico ipertrofico che, trasposto su un attore in carne e ossa, risulterebbe grottesco e inguardabile. Senza contare un dettaglio narrativo fondamentale: la forza di Adam non è l'esito di sessioni intensive di bodybuilding, ma un dono mistico legato alla Spada del Potere (che nel film, tra l'altro, si preannuncia straordinaria e fedelissima). Il look svecchiato, dunque, non solo funziona, ma è coerente.
​Anche la scelta di far iniziare la narrazione sulla Terra – per molti un tabù dopo il passo falso dell'87 – risponde in realtà a una precisa ed efficace logica di sceneggiatura. Non dobbiamo dimenticare che He-Man nasce come linea di giocattoli e che il suo pubblico di riferimento oggi è composto da quarantenni e cinquantenni. Per far innamorare le nuove generazioni di questo mito, la scelta di un "eroe riluttante" – un ragazzo comune che conduce una vita ordinaria prima di essere catapultato nelle meraviglie di Eternia – è il gancio narrativo ideale. È il classico viaggio dell'eroe in cui il pubblico giovane può immedesimarsi.
​Nessuno ha la sfera di cristallo per sapere se saremo di fronte a un capolavoro assoluto, né è vietato muovere critiche costruttive. Tuttavia, approcciarsi a un'operazione del genere con un pregiudizio tossico e una totale chiusura al cambiamento è un esercizio di miopia culturale. C'è un tempo per il cinismo e un tempo per l'entusiasmo: dopo quarant'anni, l'unica cosa che conta davvero è sedersi in sala, spegnere i social e godersi finalmente lo spettacolo.

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